Mnuchin: Trump non sosterrà riforma fiscale con aliquote sopra il 20%

Investments |1 settimana fa

INVESTITORI RESTANO SCETTICI

Mentre alcuni investitori come Alberto Forchielli dichiarano ormai apertamente che una riforma fiscale “dettata più dal desiderio di fare vedere, prima delle elezioni di mid term, che i repubblicani ci sono ancora piuttosto che da una lucida visione di ciò che bisogna” sarà il massimo che i mercati otterranno dal Congresso usa, il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin fa sapere che l’amministrazione Trump non supporterà alcuna norma fiscale che preveda un’aliquota per il reddito da impresa superiore al 20%.

MNUCHIN: ALIQUOTE NON OLTRE IL 20%

Intervenendo ad un evento organizzato dal Wall Street Journal ieri, Mnuchin ha escluso ogni incremento della tassazione sugli utili aziendali oltre il 20% come possibile risultato del lavoro di raccordo tra le due differenti proposte di riforma fiscale su cui stanno lavorando le competenti commissioni al Senato e alla Camera. “Posso confermare che su questo punto il presidente ha un feeling molto forte” ha spiegato Mnuchin.

A TRUMP SERVE ALMENO UNA RIFORMA

Il perché appare evidente: fallito il tentativo, reiterato, di cancellare la riforma sanitaria di Barack Obama e col piano di investimenti in infrastrutture che resta una promessa, così come le più volte annunciate norme sul commercio estero, Donald Trump deve cercare di portare a casa la riforma fiscale entro l’anno. Ma la necessità di un voto bipartisan per blindare la riforma rende difficile l’accordo, visto che per far quadrare i conti ad ogni riduzione delle imposte sulle imprese (attualmente al 35%) si dovrebbe far corrispondere l’eliminazione delle dedicibilità delle imposte statali e delle grandi donazioni di cui beneficiano maggiormente, al momento, gli stati democratici.

CRESCE IL RISCHIO DELUSIONE PER I MERCATI

Così ogni intesa “bipartisan” su un testo che possa piacere a Trump finirebbe col rimettere in corsa i repubblicani, che altrimenti rischiano di perdere la Camera l’anno prossimo, danneggiando i democratici. Un’ipotesi che risulta sempre meno concreta, salvo lo stesso Trump non faccia qualche concessione, mentre sullo sfondo cresce il rischio delusione per i mercati.

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