FED, TUTTO COME PREVISTO – Nessuna sorpresa ieri al termine del Fomc, con la Federal Reserve che ha alzato come previsto di un quarto di punto il costo del denaro negli Usa, anche se nel successivo commento il tono, apparso “neutro”, sembra suggerire che fino a dicembre potrebbero non esserci ulteriori rialzi. Commentando al notizia Lee Ferridge, responsabile multi-asset strategy per il Nord America di State Street Global Markets, ha segnalato come il rallentamento evidenziato dai dati sul mercato domestico e la riduzione delle attese su un allentamento della politica fiscale nel 2017 sembrino aver “iniziato a influenzare la posizione della Fed. Sebbene i dot della Fed indichino un altro rialzo nel corso di quest’anno, probabilmente bisognerà aspettare fino dicembre”.

POSSIBILE CALO DOLLARO, BENE T-BOND E BORSA – Pertanto il gestore si aspetta “un calo dei rendimenti dei treasury statunitensi e del dollaro a seguito della notizia, anche se l’azionario statunitense molto probabilmente sarà supportato dalla posizione più morbida”. Da parte sua Antoine Lesné, responsabile Emea Etf strategy di Spdr Etfs (State Street Global Advisors), ha fatto notare come “essendo questo il secondo aumento dei tre o quattro previsti per il 2017, ci aspettiamo una pausa nei mesi estivi prima di un nuovo incremento”. Il rallentamento dei dati relativi al mercato domestico e gli ulteriori ritardi dell’atteso allentamento della politica fiscale hanno contribuito alla decisione.

ANCHE GLI EMERGENTI POTREBBERO TRARNE VANTAGGIO – “Allo stesso tempo, la Banca centrale europea (Bce) che resta molto accomodante e la politica del Regno Unito che, in un certo senso, sta nuovamente alimentando la volatilità, potrebbero portare la Fed a prendersi una pausa. Probabilmente per avere più chiarezza dovremmo aspettare la riduzione del bilancio della Fed entro settembre e un nuovo aumento dei tassi a dicembre, rispettando così la tradizione dopo quello a cui abbiamo assistito già nel 2015 e nel 2016”. Lesné ritiene che il dollaro “potrebbe restare nei range attuali, offrendo un momento di tregua nella fase di politica monetaria restrittiva. Questo potrebbe essere di supporto all’azionario statunitense, che recentemente ha registrato performance inferiori rispetto all’azionario europeo. Molto probabilmente questo potrebbe essere un fattore positivo anche per gli asset in valuta locale dei mercati emergenti”.

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