GREGGIO ANCORA SOTTOTONO – Dopo la “scoppola” presa ieri (-3,7%), i future sul  petrolio Wti sono poco variati a New York, mantenendosi vicini ai minimi degli ultimo sette mesi. A provocare l’ennesimo capitombolo dei prezzi del greggio, nonostante la decisione di prorogare fino a marzo del prossimo anno i limiti alla produzione dei paesi Opec e della Russia, è stato ieri il dato relativo alla crescita a sorpresa di 2,1 milioni di barili delle scorte di benzina annunciata dall’Energy Information Administration. La maggior parte degli analisti si attendeva infatti un calo.

PRODUZIONE PIU’ CHE SUFFICIENTE PER INCREMENTO DOMANDA – In più anche le scorte petrolifere americane hanno mostrato un calo inferiore alle previsioni di consenso, contribuendo a peggiorare l’umore degli investitori. Da inizio mese i prezzi del petrolio sono già calati di un 8% per il timore che l’incremento della produzione statunitense sarà più che sufficiente a controbilanciare i tagli decisi dall’Opec e dalla Russia, vanificandone gli effetti. Un’ipotesi che anche l’International Energy Agency ha sposato ieri nella sua prima stima della domanda per il 2018, segnalando come l’incremento dell’offerta mondiale di petrolio sarà ampiamente sufficiente a bilanciare la maggiore domanda prevista.

A PIAZZA AFFARI SOFFRONO SAIPEM, ENI E TENARIS – Oltre al Wti, che al momento si mantiene attorno ai 44,7 dollari al barile, anche il Brent del mare del Nord resta debole, riportandosi appena a 47,1 dollari a Londra contro una chiusura a quota 47 dollari ieri sera. Le conseguenze non si sono fatte attendere neppure a Piazza Affari, dove stamane Saipem cede a metà giornata il 3% a 3,432 euro per azione, Eni segna -0,87% a 13,73 euro e Tenaris (che pure beneficia della riapertura di impianti di estrazione in Nord America) lascia sul campo lo 0,81% a 13,52 euro.

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi le più importanti storie in Gooruf