Ancora una scivolone ieri per i titoli tecnologici americani dopo il crollo sul finire della seduta di venerdì (il Nasdaq ha perso solo lo 0,5%, ma Apple il 2,4% e Amazon l’1,37%). Cosa sta succedendo? Per qualcuno è la fine della corsa dei titoli Famga (acronimo che riunisce Facebook, Amazon, Microsoft, Google e Apple). Uno stop che corrisponderebbe allo scoppio di una nuova bolla hi-tech, così come avvenuto nel ’99-2000.

Cosa c’è di vero in questa ipotesi?
Tutto ha avuto inizio da un report di Goldman Sachs del 9 giugno (Is FANG mispriced?) che ha messo sotto la lente proprio i Famga, cui si deve buona parte dei progressi da inizio anno degli indici S&P500 e Nasdaq (circa 600 miliardi $ di nuova capitalizzazione).
Gli analisti della banca d’affari si sono concentrati sulle valutazioni di alcuni titoli (in particolare di Amazon), tracciando un confronto proprio con la bolla del 2000.

I Famga – spiegano da Goldman – sono ormai diventati titoli alla stregua di quelli dei produttori di beni di largo consumo, con livelli di volatilità che negli ultimi mesi sono addirittura apparsi inferiori. Caratteristica che potrà convogliare nuovi flussi verso tali titoli ma anche dare vita a un’inversione repentina.

Il confronto con il 2000
Solo uno dei titoli Famga è stato anche tra i protagonisti del crollo nel 2000: Microsoft. Gli altri principali attori dell’epoca furono Cisco Systems, Intel, Oracle e Lucent (ridenominate le Bubble stocks).
Proprio con questi Goldman Sachs ha eseguito il confronto tra 2017 e 2000:

– in termini di capitalizzazione di mercato le Famga sono circa del 30% più grandi rispetto alle Bubble Stocks, ma costituiscono una parte più piccola all’interno degli indici (il 16% dell’S&P500 per le Bubble e il 13% per le Famga);

– in termini di valutazioni, le Bubble stocks viaggiavano a un rapporto di prezzi su utili pari a 60 volte circa contro un valore di 23 dei Famga (con la sola Amazon sopra il 30);

– quanto alla cassa disponibile, i Famga hanno livelli di liquidità in cassa molto superiori alle Bubble stocks, quasi 8 volte tanto.

– anche in termini di generezione di free cash flow la differenza va a vantaggio delle Famga;

– la vera differenza si rileva nella produttività degli asset (il rapporto tra i profitti e l’attivo), che è significativamente a vantaggio delle Bubble stock, presumibilmente in ragione degli elevati livelli di capitale richiesti nel tempo dallo sviluppo di gruppi come quelli che costituiscono la famiglia dei Famga.

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