BCE: RIPRESA EUROPEA SI RAFFORZA – Niente rialzi dei tassi in vista per la Banca centrale europea, né alcun “tapering” o altra modifica per il programma in essere di quantitative easing e subito il tratto a lungo termine della curva dei tassi recupera terreno su tutte le principali piazze europee.  Al termine del board della Bce di Tallin, che come previsto ha lasciato i tassi invariati e ha confermato i 60 miliardi di euro al mese di acquisto di bond sul mercato fino alla fine dell’anno, il presidente Mario Draghi ha sottolineato come la crescita economia nella zona euro abbia ripreso slancio e si prevede che “procederà ad un ritmo superiore alle attese”.

INFLAZIONE FRENA IN SCIA AL PETROLIO – Per questo la Bce ha alzato le proprie stime sulla crescita del Pil di Eurolandia a +1,9% quest’anno dalla precedente previsione di +1,8%, a +1,8% (da +1,7%) per il 2018 e +1,7% da +1,6% per il 2019. Contemporaneamente, tuttavia, la Bce ha limato le previsioni sull’inflazione vista ora a +1,5% (da +1,7%) a fine 2017, complice il nuovo calo dei prezzi dei prodotti petroliferi. Le attese per il 2018 calano a +1,3% da +1,6% e quelle per il 2019 a +1,6% da +1,7%, allontanandosi nuovamente dal target Bce a medio termine di un’inflazione poco sotto il 2% annuo.

DRAGHI: SERVE POLITICA MONETARIA ACCOMODANTE – Draghi ha anche ribadito che la zona euro necessita di condizioni di finanziamento molto favorevoli perché l’inflazione possa ripartire, precisando che il board non ha discusso neppure in questa occasione di alcun processo di “normalizzazione” della politica monetaria, destinata dunque a rimanere estremamente accomodante. Dopo la parole di Draghi, l’euro è andato a testare quota 1,1210 contro dollaro per poi risalire a 1,1275 contro gli 1,1250 dollari della chiusura di ieri. Il Btp decennale guida vede il rendimento calare al 2,17% (dal 2,29% di ieri), con uno spread contro Bund pari all’1,906%, circa 7 centesimi di punto meno della vigilia.

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