BANCA CARIGE SOFFRE ANCORA – Mattinata col brivido per il titolo a Piazza Affari: l’istituto ligure è infatti finito sospeso brevemente per eccesso di ribasso per un calo del 5,23% a 21,2 centesimi per azione, al momento il minimo intraday, prima di tornare a trattare e recuperare in parte terreno a 21,74 centesimi a titolo (-2,86%), quando sono passati di mano poco più di 5,15 milioni di pezzi. Valori di oltre il 55% inferiori a quelli di 12 mesi fa, indicativi del malessere che ancora grava sull’istituto ligure.

PESANO BANCO POPULAR E ATTESA CDA – Su Banca Carige oltre a pesare, come su tutto il comparto, l’incertezza circa il destino della spagnola Banco Popular, grava infatti l’attesa per il Cda del 9 giugno in cui l’amministratore delegato Guido Bastianini, sfiduciato dal vicepresidente e socio di controllo (col 17,588%), Vittorio Malacalza, potrebbe dare le dimissioni. Il problema è che, al di là di un segnale di (ennesima) discontinuità, il mercato non vede all’orizzonte una soluzione per la crisi della banca, la cui capitalizzazione è ormai calata a poco più di 187 milioni di euro, in attesa del lancio del previsto aumento da 450 milioni.

NPL E NUOVI SOCI RESTANO FONTI DI INCERTEZZA – Sullo sfondo resta da stabilire quando e come si riuscirà a cedere i 2,4 miliardi di Npl ancora in portafoglio dopo una prima cartolarizzazione da 940 milioni che aveva ottenuto una valutazione superiore alle attese (pari al 30% del valore lordo di libro) nonché all’offerta avanzata a suo tempo dal fondo Apollo (20% del valore lordo di libro). Così Malacalza, entrato nel capitale dell’istituto a partire dal 2014, dopo aver investito 263,5 milioni di euro circa si ritrova con una minusvalenza potenziale dell’87%, mentre CariParma, controllata di Credit Agricole già presente in Liguria attraverso la controllata CariSpezia di cui si era parlato come possibile “cavaliere bianco” lo scorso anno, non sembra disposta a intervenire.

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