Il Trump-trade deve avere portato bene anche ai trader italiani. Raddoppia infatti (73%) rispetto allo scorso anno la percentuale di coloro che hanno dichiarato di avere guadagnato nei primi mesi del 2017, mentre più della metà dei risultati positivi sono compresi tra l’1 e il 5% del patrimonio. L’etrading si conferma un mercato ben definito, probabilmente non in crescita ma con una sua stabilità. Relativamente ai prossimi anni, aumentano (86%) coloro che intendono continuare a fare trading indipendentemente da come andranno i mercati. È quanto risulta dall’indagine annuale che la ricercatrice Anna Ponziani (nella foto) cura in esclusiva per ITForum e che quest’anno per la prima volta ha indagato anche i comportamenti relativi all’esperienza digitale del campione preso in esame.

I trader italiani si confermano di sesso maschile (92%) di età compresa tra i 35 e i 54 anni e per lo più residenti al nord anche se tra coloro che eseguono più di 200 operazioni a trimestre (i cosiddetti trader molto attivi) diminuisce l’età (di media tra 25 e 44 anni per il 33% del campione). Chi può disporre del proprio tempo ed è quindi in grado di seguire i propri investimenti durante le prime fasi di Borsa non sono solo lavoratori autonomi, commercianti (12,5%), pensionati (16,7%) e trader di professione (5,6%), ma anche consulenti finanziari (8,4%), dirigenti e imprenditori (7,2%).

Presentata nel corso di ITForum 2017, l’indagine mette in evidenza come i trader italiani gestiscano i risparmi online e in particolare tramite desktop (74%) mentre notebook e smartphone sono utilizzati solo dal 33% del campione, più per accedere alle informazioni che per operare online. Tra le novità emerse rispetto al sondaggio effettuato lo scorso anno, aumentano di tre punti percentuali (42%) i trader che si considerano molto attivi anche se solo il 17% in realtà ha effettuato più di 200 operazioni nel trimestre febbraio-aprile di quest’anno.

Il Fintech sta ridefinendo l’offerta di servizi bancari e finanziari, anche se in Italia siamo ancora alle fasi iniziali. Il campione di ITForum è però ancora incerto su come queste innovazioni tecnologiche cambieranno l’utilizzo dei servizi finanziari. Interessante notare come solo l’8% si dichiari molto informato sulle piattaforme di consulenza online mentre il 22% ne ha solo una conoscenza di base e il 20% non ne sa nulla.

La metà del campione resta dubbiosa nei confronti dei servizi bancari e assicurativi offerti da operatori non tradizionali e non sembra disponibile ad utilizzarli, il 29% potrebbe prendere in considerazione questi intermediari solo per effettuare le operazioni più semplici e per i pagamenti. Approccio ancora cauto nei confronti di intermediari con piattaforme Fintech per la gestione del risparmio e in questo caso i trader sembrano essere leggermente più propensi dei semplici investitori.

Pur tuttavia, per la maggiorparte del campione, in futuro lo sviluppo del Fintech offrirà molteplici dati ed informazioni per la definizione di strategie (45%) e lo sviluppo di servizi a supporto dell’attività di trading (40%). Un quinto ritiene che gli effetti resteranno limitati alla condivisione di operazioni entro una community di trader e un altro 14% non si aspetta nulla. In base ai risultati del sondaggio (chiuso due settimane fa), nei prossimi mesi i partecipanti all’ITForum continueranno a comperare e vendere titoli sui mercati che già conoscono: azioni, valute fondi. Diminuirà l’interesse per etf, derivati e materie prime.

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