ETHIAD, STRATEGIA FATALE? – C’era una volta Ethiad, un’aerolinea medio orientale che voleva competere con le maggiori rivali dell’area come Emirates e Qatar Airways nell’elite dell’aviazione commerciale mondiale. Era il 2011 e il ceo di Ethiad, James Hogan, varava una strategia fatta di acquisizioni di partecipazioni in aerolinee regionali affamate di capitali nel tentativo di convogliare rapidamente traffico verso Ethiad.

4 MILIARDI DI INVESTIMENTI A RISCHIO – A distanza di sei anni e dopo aver bruciato 4 miliardi di dollari in sottoscrizioni azionarie, obbligazionarie e altri investimenti la crescita di Ethiad, che aveva provata a comprare l’equivalente di cinque anni di crescita organica nel giro di un mattino, non s’è vista o quasi come nota l’agenzia Bloomberg, ricordando come nel settore del trasporto aereo raramente le scorciatoie funzionino, perché il più delle volte si rischia di comprare pessimo debito, gravi errori manageriali e scoprire scheletri nell’armadio.

SCELTA DIFFICILE: LASCIARE O RADDOPPIARE? – Esattamente quanto accaduto a Ethiad con l’acquisto del 49% di Alitalia, che lo scorso 2 maggio ha fatto richiesta di amministrazione straordinaria, ma anche con Air Berlin, che da Ethiad (anche in quel caso socia al 40%) ha ricevuto investimenti pari al doppio di quelli fatti nella compagnia italiana (2 miliardi di euro contro il miliardo di euro investito in Alitalia) ed ha visto tornare i bilanci in rosso, stretta dalla morsa della concorrenza delle low cost da un lato e di Lufthansa dall’altro. Così la testa di Hogan è caduta (il Ceo non segue più le operazioni correnti da inizio mese e lascerà l’incarico il primo luglio), mentre Ethiad deve decidere se raddoppiare la scommessa, continuando a investire almeno in Air Berlin, o lasciare e concentrarsi sulla propria crescita organica.

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