DRAGHI VEDE RIPRESA MENO INCERTA – Mario Draghi sembra più convinto delle possibilità di un’accelerazione della crescita economica in Eurolandia, ma i segnali di debolezza dell’inflazione “core” consigliano ancora cautela prima di iniziare a ridurre gli stimoli monetari della Banca centrale europea. E’ questo il succo della consueta conferenza stampa svoltasi oggi pomeriggio, dopo che stamane la Bce ha lasciato come ampiamente previsto invariati sia i tassi di interesse sia il suo programma di acquisto di asset sul mercato (quantitative easing).

INFLAZIONE CORE FRENA LA BCE – Commentando la decisione Timothy Graf, responsabile della macro strategy di State Street Global Markets, ha commentato come “l’inflazione “core” bassa sta sicuramente pesando sull’atteggiamento dell’istituto e ciò suggerisce che la cautela dei policymaker proseguirà almeno nei prossimi incontri”. Inutile dunque attendersi improvvisi rialzi dei tassi a inizio giugno, come invece sembrava non escludere la maggior parte degli investitori finora.

DIFFICILE CHE I TASSI SALGANO A BREVE – Gli fa eco Brendan Lardner, responsabile Emea della gestione di portafoglio del team Active Global Fixed Income di State Street Global Advisors, secondo cui un ulteriore fattore alla base della decisione odierna “è il rischio populista in atto in Franci: come prevedibile Mario Draghi e il consiglio direttivo hanno mantenuto invariato il regime di politica monetaria, nell’attesa della conclusione del duello per la presidenza francese di Emmanuel Macron e Marine Le Pen”. Per il secondo semestre, tuttavia, sempre che si sia usciti indenni dall’ostacolo delle elezioni francesi, “i mercati potrebbero ricominciare a prezzare un’accelerazione della normalizzazione della linea politica della Bce”.

PREVISIONI MACRO PER ORA IMMUTATE – Draghi ha anche fatto sapere che il board della Bce non ha discusso alcuna modifica alle previsioni macroeconomiche che indicano come i tassi resteranno sugli attuali o più bassi livelli per un esteso periodo di tempo, anche ben oltre la fine del programma di acquisto di bond sul mercato. Secondo molti analisti proprio un cambio delle previsioni maggiormente a favore della ripresa economica potrebbe essere il segnale di un graduale avvio del processo di riduzione prima e rimozione poi degli stimoli monetari straordinari attualmente in essere.

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