INFLAZIONE CORRE IN GRAN BRETAGNA – L’inflazione accelera più del previsto in Gran Bretagna in febbraio, salendo al 2,3% su base annua, il livello massimo registrato dal settembre 2013, contro attese di consenso pari a +2,1%. Lo scorso anno in febbraio i prezzi al consumo mostravano un incremento sui 12 mesi di appena lo 0,3%, la differenza essendo direttamente collegata al calo della sterlina di un 17% abbondante dai valori di giugno, quando il referendum sulla Brexit vide la vittoria dei sostenitori dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, nonché al rimbalzo dei prezzi dei prodotti petroliferi.

ANCHE IL DATO CORE SALE PIU’ DEL PREVISTO – Dopo il dato il future sui titoli di stato britannici si è indebolito, mentre la sterlina ha recuperato terreno. Anche l’inflazione “core” è salita, toccando il 2% su base annua, il massimo dal giugno 2014, mentre con febbraio appare concluso un periodo pressoché ininterrotto di ribassi dei prezzi degli alimentari partito tre anni or sono (i generi alimentari hanno infatti segnato un incremento dello 0,3% annuo, essendo il precedente incremento annuo risalente all’aprile 2014).

BANK OF ENGLAND PER ORA RESTA ALLA FINESTRA – Il dato dell’inflazione non dovrebbe per ora avere conseguenze sui tassi ufficiali sulla sterlina, visto che la Bank of England (he si attende un’inflazione al 3% a fine anno) ha già fatto sapere di essere disposta a tollerare qualche sforamento rispetto all’obiettivo di una inflazione “core” attorno al 2% anuo, ma certo pone maggiore pressione sulla banca centrale inglese che da un lato vuole favorire un rafforzamento della ripresa prima di toccare i tassi, dall’altro rischia di rimanere dietro la curva e doverli alzare in modo più deciso più in là nell’anno. Anche perché i prezzi dei fattori produttivi nelle fabbriche sono già in crescita del 19,1% annuo, mentre i prezzi alla produzione sono a loro volta in crescita del 3,7% annuo, il massimo da circa 5 anni.

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