Non serve comprarsi un fondo PIR per usufruire dei vantaggi fiscali offerti dai Piani Individuali di Risparmio (esenzione dal capital gain dopo cinque anni dall’investimento). Un risparmiatore può infatti aprire un PIR direttamente dal proprio deposito titoli, acquistando azioni che corrispondano ai requisiti richiesti.

Non si tratta di un aspetto di poco conto, perché i fondi PIR finora lanciati sul mercato hanno costi di gestione di circa l’1,75% annuo e alcuni di questi fondi propongono anche delle commissioni di ingresso massime del 2% oltre a commissioni di performance.

Per fare un PIR quindi, non occorre rivolgersi necessariamente a un intermediario per acquistare un prodotto conforme. Si può fare direttamente chiedendo alla propria banca di mettere i titoli PIR compliant, ovvero conformi, all’interno di un deposito titoli che consenta di usufruire delle agevolazioni previste, creando così un vero e proprio conto titoli dedicato al Piano Individuale di Risparmio (per il passaggio da un deposito amministrato classico a uno a norma di PIR il valore di carico dei titoli sarà quello del momento dello spostamento).

Dalla teoria alla pratica

Attenzione però: “Al momento – spiega Salvatore Gaziano, strategist di SoldiExpert.com – nonostante questa possibilità sia prevista dalla normativa, non è praticamente possibile il fai da te. Se in banca chiedete di crearvi un conto titoli che vi consenta di usufruire della nuova normativa sui PIR sui titoli che volete acquistare direttamente rispettando i requisiti previsti, vi ascolteranno come un marziano. In pratica nessuna banca è attrezzata per i PIR nel caso si punti al fai da te e al risparmio amministrato”.

Quello della difficoltà di accesso non è però l’unico aspetto curioso della normativa sui PIR, che appare penalizzante per i privati almeno per un altro elemento: “Se un risparmiatore italiano vuole farsi il PIR da solo – prosegue Gaziano – nel caso che movimenti il portafoglio e venda i titoli “PIR compliant” anzitempo, la normativa prevede che se lo fa prima dei 5 anni di detenzione minima perde tutti gli eventuali benefici fiscali. Il gestore all’interno del PIR può fare, invece, quello che vuole e disinvestire quando vuole”. Questo perché il legislatore ha fatto proprio il principio che i fondi comuni (in base al principio della gestione attiva a tutela dei sottoscrittori) possono disinvestire in qualsiasi momento.

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