a cura del team di Research, Sales & Trading di JCI Capital

Nei giorni scorsi è uscita una nuova emissione Banque Centrale de Tunisie in Eur, con rendimenti particolarmente generosi per il merito di credito dell’emittente, pari a B3, tre livelli al di sotto dell’investment grade. La Tunisia è stata a lungo un esempio di economia di successo nel continente africano, almeno fino al 2011. In seguito al dilagare del fenomeno della primavera araba, che ha contribuito a far cadere il governo di Ben Ali, conclusosi tra accuse di corruzione e clientelarismo, il paese ha subito un evidente contraccolpo, da cui sta cercando di risollevarsi, lavorando in particolare sul problema della sicurezza divenuto esplosivo dopo l’attentato del marzo 2015 al museo del Bardo a Tunisi, che ha contribuito a un crollo verticale del turismo internazionale.

Il GDP tunisino, dopo essere salito con medie di crescita pari al 4%-5% annuo, è cresciuto nel 2016 dell’1,3% e ha prospettive di rafforzamento quest’anno fino al 2,5%, secondo le proiezioni del IMF.
Ciò che a nostro avviso si rivela piuttosto interessante per il bond in uscita è l’elevato rendimento offerto pur essendo denominato in EUR, particolare che lo rende privo del rischio cambio, tipico solitamente delle emissioni internazionali dei paesi emergenti e/o frontiers, spesso denominate in dollari americani.

Se paragonato con alcuni bond emessi dai suoi peers, il rendimento offerto risulta particolarmente attraente, come è possibile rilevare anche dalla tabella sottostante allegata. I titoli oggetto della tabella sottostante sono emessi da paesi che hanno in comune un rating identico o simile, ma non sono paesi dell’area africana poiché, come accennavamo prima, è molto raro trovarne denominati in EUR. Tra i peers il titolo tunisino risulta il migliore a livello di rapporto tra rendimento e scadenza.

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In senso assoluto il titolo rende poco meno del decennale argentino, che scade però ben tre anni dopo.
Così come abbiamo già sottolineato in occasione della nostra ricerca sulle emissioni egiziane pubblicata a fine gennaio, negli ultimi anni è sempre più evidente la correlazione tra andamento dei mercati dei paesi emergenti e quello dei paesi sviluppati, mentre è rimasta decisamente più contenuta quella tra paesi frontiera e i paesi sviluppati. Proprio per questo motivo a nostro avviso le emissioni dei paesi frontiers rappresentano, a parità di rating, una migliore opportunità di diversificazione per un portafoglio obbligazionario.

Su portafogli dunque in cui è possibile inserire una quota di titoli con rating inferiore all’investment grade, riteniamo che il bond in oggetto possa rappresentare una valida opportunità.

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