Ben 8 miliardi di euro è la cifra che risparmierebbe l’Italia se uscisse dalla moneta unica. A scriverlo nero su bianco uno studio di Mediobanca  che ridimensiona così l’allarme che ha lanciato pochi giorni fa il numero uno della Bce Mario Draghi rispondendo ad una domanda del Movimento Cinque Stelle sui costi che dovrebbe sostenere il nostro paese in caso di addio all’eurozona.

Lo studio di Mediobanca, riportato da Il Giornale con un articolo a firma di Nicola Porro, è riservato ai suoi clienti, come a dire che l’alta finanza si prepara ad un eventuale uscita dall’euro, un ItalExit come la ribattezza il quotidiano, individuando quali sarebbero i costi e i vantaggi se si ritornasse alla lira. L’analisi di Mediobanca si basa su ragioni essenzialmente di tipo economico.

“La prima questione è che la moneta conta. Eccome, quando si parla di produttività italiana. Il nostro differenziale con la Germania e la Francia è del 20 per cento. Una roba da pazzi: è come correre una gara con Bolt, e per di più azzoppati (…) Negli ultimi quindici anni la ricchezza italiana (il Pil) non è cresciuta di un euro. Dal 2008 ad oggi il Pil è sceso di sette punti percentuali. Le conseguenze si vedono nei portafogli delle banche pieni zeppi crediti inesigibili”.

In questo contesto c’è da considerare che l’Italia è stata aiutata dal basso livello di tassi di interesse, ma ora tutto rischia di finire per tre motivi.

“Il primo è l’andamento generale dell’economia nel mondo. Mentre in Italia, ad esempio, i prezzi sono calati dello 0,1 per cento, in Europa sono mediamente cresciuti dell’1,1 per cento (…) Un secondo motivo deriva dal fatto che Mario Draghi non può continuare all’infinito a comprare i nostri Btp, comprimendone così il prezzo (…) Terzo fattore: le nostre banche. Sono gli acquirenti storici e più fedeli dei Btp. Ma i nuovi regolamenti europei, le obbligheranno ad alleggerire i propri portafogli di carta pubblica italiana, per ridurre la concentrazione del rischio su un solo emittente. Il combinato disposto di queste tre situazioni comporterà un aumento dei tassi di interesse sul nostro debito. E saranno guai. Nel solo 2017 dovremmo rinnovare più di 200 miliardi di prestiti e gli attuali tassi all’1,5 per cento per Mediobanca rischiano di essere un sogno”.

La soluzione per Mediobanca? Ridenominare il debito in lire che in soldoni significa uscire dall’euro, con il conseguente deprezzamento della lira. Tutti fattori che, come scrivono da Mediobanca, possono “supportare una decurtazione del debito e insieme ad una politica monetaria ritornata sovrana, possono creare le condizioni per un genuino rilancio dell’economia italiana”.

“Il conto finale è che il passaggio dall’euro alla lira ci farebbe subito avere un risparmio di 8 miliardi”.

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