LA RICERCA – L’Italia non è un Paese per donne. Lo certifica il Rapporto del consorzio interuniversitario AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, che segnala quanto ancora le donne, in questo caso tra quelle più istruite, siano penalizzate nel mercato del lavoro. C’è di più: le laureate con figli lavorano e guadagnano meno rispetto alle colleghe senza figli.

AD UN ANNO DALLA LAUREA – Secondo lo studio riportato dall’Ansa, tra i laureati specialistici biennali, già ad un anno dalla laurea le differenze fra uomini e donne, in termini occupazionali, risultano significative (7,5 punti percentuali: lavorano 55,5 donne e 63 uomini su cento). Gli uomini possono contare su un lavoro più stabile delle colleghe e guadagnano il 32% in più delle loro colleghe (1.220 euro contro 924 euro mensili netti).

DOPO CINQUE ANNI – A cinque anni dalla laurea le differenze di genere si confermano significative e pari a 6 punti percentuali: lavorano 83 donne e 89 uomini su cento. Il lavoro stabile è prerogativa tutta maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, l’80% degli occupati e il 66% delle occupate. Ciò dipende anche dallo sbocco prevalente nell’ambito dell’istruzione per le laureate.

AVERE I FIGLI – Anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata: a cinque anni dal titolo lavora l’81% delle laureate senza prole e 69 di quelle con figli (differenziale di 12 punti percentuali). Il differenziale retributivo è del 14% a favore delle laureate senza figli (1.247 euro contro 1.090 euro). La percentuale vale per tutte le categorie sociali: fra i 24 e i 55 anni le donne lavoratrici con figli sono il 55%.

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