giovedì, Maggio 30, 2024
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Roubini e l’inflazione: una sfida per le grandi economie

Nouriel Roubini, stimato economista e direttore generale di Roubini Macro Associates, ha espresso una preoccupazione crescente: raggiungere un tasso di inflazione del 2% per le principali economie come Stati Uniti, Regno Unito e Francia appare come una “missione ardua”. Ma quale realtà si cela dietro queste parole?

In una recente intervista, Roubini ha messo in evidenza come le “trasformazioni fondamentali” nell’ambito dell’economia globale indichino una tendenza verso un’inflazione significativamente più alta nel futuro prossimo. Questa previsione è sostenuta da molteplici elementi.

Da una parte, ci troviamo di fronte a fattori legati all’offerta, come le tensioni geopolitiche, l’invecchiamento demografico, le limitazioni all’immigrazione e le ripercussioni della pandemia. Questi elementi rappresentano ostacoli alla crescita economica e contribuiscono all’aumento dei costi produttivi. Dall’altra, si prevede un incremento nella spesa da parte della domanda. Le persone saranno chiamate a investire maggiormente per affrontare le disparità sociali, rispondere alle sfide climatiche, superare le complessità portate dalla pandemia e contrastare le disuguaglianze scaturite dalla globalizzazione e dall’avvento dell’intelligenza artificiale.

Roubini ha utilizzato parole molto chiare

La posizione di Roubini è netta: “L’epoca della moderazione, caratterizzata da un’inflazione al di sotto del 2% e da una crescita costante, è ormai alle spalle”. A suo avviso, il “nuovo equilibrio” potrebbe situarsi tra il 3% e il 4% per le economie avanzate nel corso del tempo, sebbene non nell’immediato. Questa prospettiva, pur potendo apparire negativa, deriva da un’analisi dettagliata delle tendenze globali e delle meccaniche economiche.

Molti ricordano Roubini come il “Dottor Apocalisse” a causa delle sue previsioni frequentemente cupi. Ha guadagnato fama con una previsione particolarmente scettica nei periodi antecedenti la crisi finanziaria del 2008, quando ha previsto un “atterraggio traumatico” e ha lanciato un segnale d’allarme riguardo al crollo del mercato immobiliare statunitense. In un articolo recente su MarketWatch, Roubini ha indicato la possibilità di una contrazione economica breve e lieve nel prossimo anno. Ha inoltre sottolineato che, se gli interventi delle banche centrali per regolare l’inflazione dovessero generare instabilità economica e finanziaria, potrebbe emergere la decisione di tollerare un tasso di inflazione superiore al target prefissato. Questo comporterebbe il rischio di destabilizzare le aspettative inflazionistiche, innescando un ciclo continuo di aumento di salari e prezzi.

Dichiarazioni che fanno discutere

Le riflessioni di Roubini hanno generato ampio dibattito nel panorama economico. Mentre alcuni esperti condividono la sua analisi, altri ritengono che le economie avanzate possano ancora aspirare a un tasso di inflazione equilibrato. Tuttavia, è innegabile l’importanza di prepararsi a diversi scenari futuri. In un contesto di globalizzazione, le economie sono interdipendenti e le variazioni in una regione possono influenzare altre aree.

Roubini ha anche evidenziato la necessità di politiche flessibili. In un contesto in cui l’inflazione potrebbe mostrarsi volatile, le istituzioni finanziarie e i governi devono essere pronti a interventi tempestivi. Questo potrebbe comportare l’adozione di misure atipiche o una riconsiderazione degli obiettivi inflazionistici.

Un aspetto fondamentale è l’urgenza di potenziare la cooperazione a livello internazionale. In un ambiente di inflazione crescente, le tensioni commerciali o i disaccordi geopolitici potrebbero aggravare ulteriormente la situazione.

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