giovedì, Novembre 30, 2023
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Rallenta l’economia italiana: nessuna crescita del divario Nord-Sud secondo la Banca d’Italia

Secondo il recente rapporto della Banca d’Italia dedicato all’economia delle regioni italiane, il paese sta vivendo un rallentamento economico, ma una buona notizia emerge: il divario tra Nord e Sud non sta crescendo. Il Sud d’Italia, che durante la pandemia aveva tratto beneficio dal maggiore coinvolgimento del settore pubblico, sembra sopportare meglio l’impatto di questa frenata dell’industria. Questo significa che il tradizionale divario economico tra le regioni del Nord e del Sud rimane invariato, almeno per ora. Il rapporto sottolinea inoltre che nonostante un diffuso calo del tasso di disoccupazione, rimangono considerevoli risorse di manodopera inutilizzate, specialmente nel Mezzogiorno.

Il rallentamento dell’Economia italiana nel 2023

Il rapporto della Banca d’Italia indica che, dopo un notevole recupero nel 2022, l’economia italiana ha registrato un rallentamento significativo nella prima metà del 2023. Questo rallentamento è stato evidenziato dall’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia. La causa principale di questo declino è stata la diminuzione della domanda interna ed estera. Inoltre, gli investimenti hanno perso slancio, nonostante gli incentivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Le prospettive suggeriscono che le vendite rimarranno sostanzialmente stabili.

Il PNRR: opportunità per il Sud

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza destina il 42% dei suoi 111 miliardi di finanziamenti alle regioni del Sud. Tuttavia, la Banca d’Italia sottolinea che il Sud deve anche sfruttare appieno le risorse ordinarie e i fondi strutturali. Dopo anni di scarsità di risorse a causa delle crisi economiche passate, ora il Sud ha a disposizione ingenti fondi che rappresentano una grande opportunità sia per il paese nel suo complesso che per il Mezzogiorno.

Fondi non ancora spesi

Il rapporto rivela che al 30 giugno, ben 23 miliardi di fondi di coesione nazionali e comunitari non erano ancora stati utilizzati, nonostante debbano essere spesi entro la fine dell’anno. Tuttavia, è possibile che in questi mesi la somma sia diminuita, e la modifica del regolamento potrebbe consentire di trasferire tali fondi su altri progetti.

Economia italiana: occupazione e inflazione

Nel rapporto si sottolinea che l’occupazione è aumentata nei primi sei mesi dell’anno, con maggiore intensità nelle regioni del Centro-Nord. Tuttavia, l’inflazione, sebbene in calo dall’inizio dell’anno, ha eroso il reddito disponibile delle famiglie, frenando i loro consumi. Questo effetto è stato più marcato per i nuclei familiari con minore capacità di spesa, in particolare nelle regioni del Nord-Est e delle Isole. Inoltre, gli aumenti dei prezzi hanno aumentato il rischio di povertà energetica, un problema più diffuso nelle regioni meridionali. Il credito bancario alle imprese ha subito una contrazione, e quello alle famiglie ha rallentato.

La selettività delle Banche nella concessione dei prestiti

Infine, la Banca d’Italia ha osservato che le banche stanno diventando più selettive nella concessione dei prestiti. Questa selettività è motivata dall’indebolimento del quadro economico e dai costi più elevati della raccolta di fondi. Tuttavia, il rapporto rileva che il tasso di deterioramento del credito rimane a livelli ancora contenuti in tutto il paese.

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