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Colombia sconvolta dal terremoto: 132 morti, centinaia di feriti e città in allerta dopo il sisma di magnitudo 7,4

La Colombia è stata colpita il 10 agosto 2026 da uno dei terremoti più violenti della sua storia recente. Il sisma, di magnitudo 7,4, ha avuto epicentro nel territorio di San José del Palmar, nel dipartimento occidentale del Chocó, ed è stato localizzato dal Servicio Geológico Colombiano a 103 chilometri di profondità. La scossa è stata avvertita in vaste aree del Paese e, secondo le segnalazioni raccolte dall’ente geologico, anche in Panama e Venezuela. Nelle prime ore successive all’evento più di 12.000 persone, distribuite in circa 900 centri abitati, avevano già comunicato di aver percepito il movimento attraverso il sistema nazionale “Sismo Sentido”.

Il bilancio umano e materiale ha assunto rapidamente dimensioni gravissime. Asocapitales, l’associazione colombiana delle città capoluogo, ha indicato in un aggiornamento preliminare almeno 132 vittime e oltre 570 feriti. Cinque capoluoghi — Pereira, Cali, Quibdó, Manizales e Armenia — sono stati posti in allerta rossa. Tra le città considerate nel rapporto, Pereira risultava quella con il maggior numero di decessi, mentre Cali affrontava una pressione particolarmente forte sui soccorsi e sulle strutture sanitarie.

I numeri restano legati alle verifiche effettuate nelle ore immediatamente successive alla catastrofe e, come accade nelle grandi emergenze, possono essere modificati dalla progressiva valutazione dei danni. Il quadro disponibile permette comunque di comprendere la portata dell’evento: 86 edifici risultavano crollati e sette aeroporti avevano sospeso temporaneamente le operazioni. Nella sola area di Cali, le autorità locali hanno riferito di migliaia di abitazioni danneggiate, decine di strutture sanitarie e scolastiche coinvolte e 188 persone inizialmente indicate come disperse.

Il terremoto ha quindi aperto una doppia emergenza: salvare chi è rimasto intrappolato e verificare la sicurezza di abitazioni, ospedali, infrastrutture e vie di comunicazione. Una fase che può proseguire a lungo anche dopo la fine delle operazioni di ricerca, perché i danni strutturali e le repliche possono mantenere elevato il rischio nelle zone già colpite.

Dove si è verificato il terremoto e quanto è stato forte?

L’epicentro è stato individuato a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, alle 7:34 del 10 agosto 2026. Il Servicio Geológico Colombiano ha misurato una magnitudo di 7,4 e una profondità di 103 chilometri, classificando l’evento come il sisma di maggiore magnitudo registrato in Colombia nel XXI secolo.

La profondità relativamente elevata non ha impedito alla scossa di essere avvertita su un’area molto vasta. Secondo gli esperti colombiani, una magnitudo così alta libera una quantità di energia capace di propagarsi a grande distanza. L’intensità macrosismica massima segnalata ha raggiunto il livello 7, associato a danni severi nelle aree maggiormente interessate.

Quali città hanno subito i danni più gravi?

Le conseguenze più serie si sono concentrate nell’ovest e nel centro-ovest della Colombia. Asocapitales ha indicato cinque capoluoghi in allerta rossa: Pereira, Cali, Quibdó, Manizales e Armenia. Il suo rapporto preliminare attribuiva a Pereira 60 vittime, a Cali 15, a Quibdó otto e a Manizales quattro.

A Cali, tuttavia, i successivi aggiornamenti delle autorità territoriali hanno descritto un quadro più ampio nell’intero territorio coinvolto: circa 5.000 abitazioni danneggiate o crollate, circa 700 feriti, tre ospedali collassati, altri 18 danneggiati e 39 istituti scolastici interessati. La priorità operativa è diventata la ricerca di 188 dispersi, con centinaia di soccorritori e tecnici mobilitati.

Perché la Colombia è un Paese ad alta sismicità?

La Colombia si trova in un’area geologicamente complessa, dove interagiscono diverse placche tettoniche. Nel settore del Pacifico, la placca di Nazca scende al di sotto della placca Sudamericana attraverso un processo chiamato subduzione. L’energia accumulata lungo queste strutture può liberarsi sotto forma di terremoti.

Il Servicio Geológico Colombiano registra in media circa 2.500 eventi sismici al mese, anche se la grande maggioranza è così debole da essere rilevata soltanto dagli strumenti. La rete nazionale comprende più di 200 stazioni di monitoraggio e, in circa trent’anni di osservazioni, ha registrato quasi 300.000 eventi.

Le repliche possono continuare dopo una scossa così forte?

Sì. Le repliche sono terremoti di magnitudo inferiore che si verificano nella stessa regione dopo l’evento principale. Entro mezzogiorno del 10 agosto il Servicio Geológico Colombiano ne aveva registrate 18, con magnitudo comprese tra 1,4 e 4,8.

Possono proseguire per giorni, settimane o persino mesi, perché la crosta terrestre continua a riequilibrarsi dopo la rottura che ha generato il sisma principale. Per questo è essenziale evitare l’accesso agli edifici visibilmente danneggiati finché la loro stabilità non sia stata valutata da tecnici qualificati.

Un terremoto di questa intensità si può prevedere?

No. Allo stato attuale della ricerca scientifica non esiste un metodo affidabile per prevedere con precisione data, luogo e magnitudo di un terremoto. Il monitoraggio sismico consente però di localizzare rapidamente gli eventi, studiare le repliche e fornire informazioni utili alla protezione civile e alla gestione delle emergenze.

La risposta alla crisi colombiana ha coinvolto la Unidad Nacional para la Gestión del Riesgo de Desastres, amministrazioni territoriali, squadre specializzate di ricerca e soccorso e tecnici incaricati di valutare gli edifici. Fin dalle prime ore sono stati attivati gruppi USAR specializzati nella ricerca e nel salvataggio urbano, con mezzi e personale provenienti da diverse città del Paese.

Il terremoto del 10 agosto resta così un caso emblematico di quanto prevenzione, qualità delle costruzioni, reti di monitoraggio e preparazione della popolazione siano determinanti nel contenere le conseguenze di un grande evento sismico. La magnitudo descrive l’energia liberata dal terremoto; l’entità di una catastrofe dipende invece anche dalla vulnerabilità degli edifici, dalla densità abitativa e dalla capacità del sistema di emergenza di intervenire rapidamente.

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