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MES Draghi ed intrecci politico economici
Francesco Melillo
21
Esperto
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consulenza

Il MES sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) ed il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF).

La nascita è legata a momenti di crisi, per salvare dall’insolvenza Portogallo ed Irlanda.

Il MES è attivo dal luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro.
L’accesso al MES è subordinato a specifiche condizioni. Generalmente è legato a provvedimenti legislativi restrittivi per l’economia guidati dal principio dell’austerity ed alla conseguente emissione di apposite garanzie a fronte del prestito erogato.

In occasione dell’emergenza sanitaria da Covid-19 la Commissione Europea ha dichiarato ufficialmente la volontà di mostrarsi unita ed intervenire.

Le modalità in prima istanza sono state quelle di consentire anche agli Stati indebitati come l’Italia di emettere nuovo debito, senza che questo debito venga considerato nel rapporto deficit/PIL per l’annualità corrente. In questo caso si parla sempre di debito del singolo Stato. 

Un secondo intervento europeo è stato quello della BCE, in prima battuta con il varo del programma di acquisto di titoli da 120 miliardi di euro al fine di calmierare l’esplosione dei rendimenti, un secondo con l’annuncio di alzare a 750 miliardi di euro l’entità degli acquisti (denominato PEPP).

Interventi importanti, ma non sufficienti di fronte alla minaccia comune e soprattutto alla necessità di forti investimenti per ripartire da molte settimane (forse mesi) di fermo. Al pari di una guerra!

Possibili mosse

Gli Stati Uniti sono stati decisi ed immediati nel reagire. Oltre agli acquisti di titoli da parte della FED, anche la politica ha immesso la cifra monstre di 2000 miliardi di dollari per l’economia.

L’Europa al momento è ferma agli interventi dei singoli Stati, questa è l’opportunità per far compiere all’Europa un salto di qualità, da mera aggregazione di Stati a vera Unione di Stati. Questo non vuol dire mutualizzare l’intero stock di debito di tutti gli Stati come spesso richiesto da talune formazioni politiche, molto prone a politiche populiste ed assistenzialiste, indi mal viste da Stati come la Germania che hanno basato la loro economia sull’industria, quindi sul lavoro. Tale strada sarebbe fallimentare ed irricevibile. Ma l’emissione di debito comunitario specifico per l’emergenza, potrebbe essere praticabile. Il vantaggio sarebbe anzitutto quello di avere la possibilità di avere tassi di interesse molto bassi, visto il rating basso di alcuni Stati come l’Italia. Inoltre, non ci sarebbe l’impatto sul sul debito del Paese. Lo strumento del MES pertanto non sarebbe auspicabile viste le restrizioni imposte. Un’eventuale emissione congiunta di debito richiederebbe tempo poiché necessiterebbe di una modifica al trattato europeo o un trattato ad hoc.

Una possibilità più realistica potrebbe essere l’utilizzo della BEI (Banca Europea per gli Investimenti). 

La contrarietà degli Stati nordici, è legata come sempre all’eccesso di libertà nella gestione delle finanze pubbliche da parte degli Stati meridionali. Provando ad immedesimarsi nei tedeschi, orientati al reddito derivante da lavoro, riesce difficile immaginare uno Stato che è orientato al reddito, ma derivante dalla sola cittadinanza, quindi una spesa pubblica improduttiva. Spesa pubblica finanziata peraltro in deficit, a svantaggio delle imprese, bisognose di liquidità. Indi, le giustificate perplessità di mettere in comune dei denari che potrebbero essere assorbiti per un fine non orientato agli investimenti ed al rilancio. 

La storia

Nel 1947 gli USA per aiutare il rilancio in Europa, lanciarono un piano di aiuti di 12 miliardi di dollari detto Piano Marshall. I contatti di Macron con gli USA di fronte ai Niet tedeschi hanno rievocato quella scena, ma i tempi sono diversi, i rapporti tra Stati altrettanto, l’Europa dovrebbe cogliere l’occasione che si pone per rafforzarsi. Un aiuto esterno implicherebbe sudditanza  (che sia USA con la Francia, Cina o Russia con l’Italia). 

Mario Draghi in un intervista al Financial Times ha esordito: 

“Non è sufficiente rinviare il pagamento delle tasse: bisogna immettere subito liquidità nel sistema,e le banche devono fare la loro parte, prestando denaro a costo zero alle imprese per aiutarle a salvare i posti di lavoro. I costi dell’esitazione sarebbero irreversibili”

Da un lato c’è un segnale per il Governo italiano a guardare avanti non solo ai blocchi, ma anche alla ripresa, subito colta tempestivamente da Matteo Renzi, dall’altro all’Europa, unica entità in grado di finanziare le banche con denaro a costo quasi nullo. Non aiutano gli annunci populisti da campagna elettorale da parte di ministri di Governo che annunciano estensione del Reddito di Cittadinanza e Reddito di Emergenza.

Bisogna dare liquidità all’economia, non incentivare le persone a stare a casa! E soprattutto mostrare segni di ripartenza!

 

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Ingegnere Leonardo S.p.A.

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