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Covid-19 : un virus finanziario
Francesco Melillo
19
Esperto
2
asset management

Il 2020 è iniziato alla ricerca di una scintilla.

La scelta era abbastanza ampia, in testa gli attentati USA in Iran ed il virus proveniente da Wuhan. L’Italia sembrava stranamente essere non protagonista.

L’Italia aveva da poco fatto digerire all’UE una manovra piena di debiti.

In merito al Covid-19 meglio noto come coronavirus, si scontravano varie ipotesi. O che gli USA lo avessero inviato come cavallo di Troia per ammorbidire le trattative sui dazi, o che la Cina stessa se lo fosse autoinflitto per l’arrivo di dati poco confortanti sulla crescita dal PIL, indi la necessità di fornire nuovi stimoli all’economia. O ancora, la Russia per poter accrescere il suo ruolo sullo scacchiere internazionale.

La verità difficilmente la conosceremo.

Ma possiamo osservare gli effetti.

Il mondo occidentale, in particolare europeo, avvolto da una coltre di panico. Giustificato? Nessuno può saperlo, i pareri della scienza non sono unanimi.

L’effetto sulla popolazione è questo. Per la prima volta in Italia si sperimenta un modello lontano dalle democrazie occidentali che hanno fatto la storia. Il modello è molto più vicino al modello comunista…per l’appunto…cinese.

Come in tutte le guerre, la prima cartina al tornasole sono i mercati.

I blocchi in Cina causano uno stop alle richieste di petrolio, il mercato inondato di oro nero porta il prezzo verso il basso. Il tentativo di accordo tra Russia ed Arabia Saudita di ridurre la produzione fallisce. Tempesta perfetta: prezzo del petrolio intorno ai 30 dollari al barile (dimezzato), ulteriore stimolo al crollo dei mercati già in preda al panico.

I virus attaccano gli organismi dalla parte più debole, così il virus ha attaccato l’Europa attraverso la sua parte più debole: l’Italia. Il terreno preparato vedeva un Governo populista indeciso se stare con USA, Cina o Russia, con politici alle prime armi, poco esperti dei meccanismi della diplomazia internazionale, ma anche inesperti della gestione di un sistema più o meno complesso come quello sanitario.

Il virus si impossessa del fiore all’occhiello del sistema Italia, ovvero la Lombardia. Una bomba che presto aiutata dai media esplode. Prima ancora che il virus faccia le sue vittime, la borsa di Milano (-24% in una settimana, intorno al -30% su due settimane) inizia a vedere i primi crolli, a ruota lo spread (balzo di 100 punti a quota 240 rispetto al Bund tedesco) ed il rendimento dei titoli di Stato italiani si impennano in modalità simili a come avvenuto nel 2011, ma con ritmi molto più intensi. Quale occasione migliore per fare shopping di quei gioielli industriali che ancora sono rimasti nelle mani dell’Italia?

La risposta è la chiusura del sistema Italia. Il sogno della decrescita felice targata M5S sembrava sepolto, invece ritorna protagonista di colpo! Se alla notizia della diffusione del virus c’erano stati forti cali, alla notizia del blocco del Paese i cali si trasformano in crolli. Bisogna attendere il 13 marzo dopo una settimana che ha visto ben due sedute con lo sforamento della soglia del 10% (9 marzo -12% e 12 marzo -17%) per convincere i gestori della borsa a bloccare le vendite allo scoperto. Ma intanto il danno è fatto.

L’Europa? Concede flessibilità ovvero possibilità di fare debiti (ulteriori), ma al momento, a meno di una promessa generale (piano da 25 miliardi per tutti gli Stati membri con 7,5 svincolabili nel breve), non versa un euro a sostegno della causa. La neo-presidente BCE Lagarde affonda tutti, in particolare il FTSEMib (-17%), negando la possibilità di supporti per il contenimento dello spread, ma stanziando 120 miliardi di liquidità. Dal board BCE presto giungerà un chiarimento correttivo da parte del membro Lane (vicino a Draghi). I mercati rimbalzano seppur di poco. Altra musica negli USA che al crollo del 10% ha fatto seguito un rimbalzo del 10%, sintomo di un maggiore controllo della situazione. Li la FED è intervenuta con maggior decisione abbassando il costo del denaro di mezzo punto percentuale.

Un virus che si propaga ad un metro di distanza necessità della chiusura di un intero Paese o sono sufficienti una serie di precauzioni? A meno che quanto detto circa le modalità di diffusione del virus siano fasulle, la chiusura dovrebbe essere ingiustificata anche per l’art. 16 della Costituzione italiana?

L’economia è fatta di cicli, questa poteva essere l’occasione giusta per uno stop, il problema è che il sentiero imboccato, con il blocco totale, potrebbe rivelarsi dannoso a livello strutturale, pertanto comportare non una semplice correzione, ma una recessione simile al 2011. Gli indici di borsa, a meno di quello cinese, hanno ormai infranto la soglia critica del -20%, pertanto adesso tutto può succedere.

Le proiezioni sul PIL sono molto fumose, Mazziero Research vede un dato annuale intorno al -2,5% / -3%. Il Governo ha stanziato circa 20-25 miliardi per tentare di riportare vicino allo 0 questi dati. La Germania scalda i motori annunciando fino a 550 miliardi a sostegno di sanità ed imprese.

Che cosa ci aspetta?

L’emergenza dovrebbe toccare il picco in questi giorni, il blocco dovrebbe impedire ulteriori propagazioni, ma il prezzo pagato e da pagare è stato altissimo, paradossalmente, munendo tutti i cittadini di un kit di buonsenso, mascherine, guanti, vitamine e tampone, probabilmente i costi sarebbero stati inferiori ed i risultati migliori. USA e Gran Bretagna ancora non si fidano del modello cinese, la Corea del Sud che aveva un trend peggiore dell’Italia senza il blocco, ma con controlli a prova di privacy ha rallentato l’esplosione del virus. Nelle prossime settimane scopriremo se l’ascesa del virus in Europa comporterà un ulteriore crollo dei mercati, oppure sarà solo un brutto ricordo.

Intanto la Cina è ripartita e con essa i mercati che hanno quasi azzerato le perdite dall’inizio della crisi, seppur mostrando le ferite con proiezioni del PIL fortemente ridimensionate al di sotto del 6%.

Molti immaginano lo stesso pattern in Italia, dimenticando che le condizioni al contorno sono diverse, ovvero la crescita italiana è anemica ed il debito incombe come un macigno sulle spalle dei cittadini, occasione per una ristrutturazione in stile Argentina? Altra linfa al vecchio sogno M5S di uscire dall’Europa?

Ulteriori approfondimenti dell’autore sul tema sono disponibili al seguente link cliccando qui o sul blog dell'autore.

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Francesco Melillo
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Ingegnere Leonardo S.p.A.

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