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Chi applaude il dollaro forte
Gaetano Evangelista
1
Esperto
trading

In parecchi se n’erano accorti: nelle ultime settimane la debolezza del dollaro era artificiosa, quasi pilotata da sapienti mani. Inspiegabile, secondo i semplici parametri dell’analisi fondamentale. Sì, perché se è vero che i flussi internazionali tendono a dirigersi – a parità di condizioni – verso le divise che offrono la maggiore remunerazione, è anche vero che negli ultimi due mesi la debolezza del dollaro appariva ingiustificata.


In effetti il differenziale di rendimento sui titoli decennali di Stati Uniti e Germania (linea blue, scala di sinistra nel grafico qui in basso) ha spiegato egregiamente l’andamento del Dollar Index (verde, scala di destra), prima e dopo le elezioni presidenziali USA, fino a luglio. Quando abbiamo assistito ad una evidente divergenza: insostenibile, ad un certo punto…




Mentre lo spread USA-Ger cessava di flettere, e anzi ad un certo punta si orientava verso l’alto, segnalando una maggiore remunerazione (relativa) dei bond governativi decennali americani; il Dollar Index scivolava ulteriormente. Questo, fino alla prima decade di settembre, quando è incominciato un movimento di recupero. Soltanto per registrare un normale riallineamento al differenziale dei tassi, il dollaro dovrebbe recuperare dai correnti livelli un 3%, in termini medi ponderati. Questo, per l’appunto, senza considerare l’eventualità di un recupero dello yield del Treasury, più marcato rispetto al rimbalzo dei rendimenti del Bund tedesco.


Chi si potrebbe avvantaggiare della prospettiva di una riscossa del biglietto verde? La questione tanto complessa quanto decisiva per delineare una efficace asset allocation per l’ultimo trimestre di questo entusiasmante anno. Rimandiamo il lettore interessato alla reportistica redatta sull’argomento proprio nelle ultime settimane da AGE Italia. In via di prima approssimazione, comunque, è evidente che la principale beneficiaria sarebbe proprio Wall Street.



È evidente la correlazione diretta che lega il dollaro, al rapporto fra S&P500 e MSCI World ex USA (linea blue, scala di destra nella figura in alto). Sicché a debolezza del dollaro corrisponde sottoperformance della borsa americana rispetto agli altri listini mondiali, mentre un recupero del biglietto verde si assocerebbe ad una maggiore vitalità del listino azionario USA rispetto al resto del mondo. All’occhio attento non sarà sfuggita la riluttanza del rapporto borsistico USA/World ad assecondare, nei mesi più recenti, l’esasperazione del ribasso del biglietto verde: un’altra prova dell’insostenibilità di questa tendenza, di cui si incomincia a scorgere sempre più nettamente l’esaurimento.



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